The Art Of The Brick, quando il Mattoncino si fa Arte

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The Art Of The Brick, quando il Mattoncino si fa Arte


La Mostra

La mostra “The Art of the Brick” è stata definita dalla CNN come “Una delle 10 mostre imperdibili al mondo”, e finalmente è arrivata anche in Italia. La Mostra, inaugurata lo scorso 28 ottobre 2015, sarà visitabile a Roma presso lo “Spazio Eventi Tirso” fino al prossimo 14 febbraio 2016. Su artofthebrick.it potrete trovare tutte le info su prezzi dei biglietti, su come arrivare e sugli orari. Personalmente ho approfittato delle offerte promozionali di ItaloTreno e con poco meno di 100 euro sono riuscito a farmi un andata e ritorno da Milano, viaggio in treno in prima classe e biglietto di ingresso alla Mostra inclusi.

Nathan Sawaya, chi è costui?

Per chi non lo conoscesse, Nathan Sawaya è uno dei migliori “LEGO® Artist” al mondo. La sua biografia ufficiale recita:
“Nato a Colville, nello Stato di Washington e cresciuto a Veneta, in Oregon, Nathan Sawaya era un bambino creativo e felice che adorava la magia, scrivere storie, disegnare e ovviamente… ricostruire il mondo con i LEGO®. Una volta entrato alla Università per studiare Giurisprudenza, il giovane Nathan mise da parte immaginazione e creatività per diventare un avvocato nella caotica realtà New Yorkese. Come si sa il lupo perde il pelo ma non il vizio e dopo numerosi anni vissuti in maniera frenetica, Nathan Sawaya decise di lasciare tutto per ritornare ai primi amori: il gioco, l’immaginazione, la creatività.

nathan sawaya foto

L’artista, da troppo tempo frustrato e soffocato da mille cavilli legali, decide di lasciare la carriera di avvocato per potersi dedicare alla costruzione di statue fatte con i mattoncini LEGO®, uno dei suoi primi amori fin da ragazzo.

Oggi Nathan Sawaya possiede più di 4 milioni di mattoncini colorati tra i suoi atelier di New York e Los Angeles, ed espone le sue creazioni in tutto il mondo”.

Quello che la sua biografia non dice è che ci sono vari “LEGO® Artist” in giro per il mondo, ed i migliori di loro (così come Nathan ovviamente) hanno anche la qualifica ufficiale di “LEGO® Certified Professional® (info sul programma LCP le potete trovare qui e qui), ma la differenza tra Nathan e gli altri LCP è la vena artistica.

Mi spiego meglio: mentre gli altri LCP® esprimono la loro creatività e la loro “bravura” nel realizzare la copia in mattoncini LEGO® di un qualsiasi oggetto o elemento della vita reale (animali, fiori, piante, palazzi, veicoli etc) di tutti i tipi e in tutte le dimensioni, a volte anche in scala 1:1, Nathan utilizza i mattoncini LEGO® per dare forma ed espressione alla sua arte e alla sua visione delle cose e dei sentimenti (amore, paura, fantasia ed immaginazione) dei suoi ricordi e dei suoi sogni. Avrebbe in pratica potuto scegliere di usare pennelli, tela e colori per dipingere (è molto bravo a disegnare, e infatti le sue creazioni prendono sempre vita a partire da un suo disegno), di usare creta, marmo, martello e scalpello per scolpire, macchina fotografica e pellicola per fare foto, e invece ha semplicemente scelto i mattoncini quale materiale per rendere la sua arte condivisibile con tutti noi.

Se avrete voglia di approfondire questo concetto, vi consiglio caldamente di procurarvi e di leggere (purtroppo esiste solo la versione in lingua inglese) del libro di Nathan “The Art Of The Brick – A life in LEGO”.

the art of the brick a life in lego

(cliccare sull’immagine per accedere alla scheda del libro su amazon IT)

Iniziamo la visita

Potete vedere tutte le foto presenti nell'articolo e tante altre che non ho inserito nella mia pagina di Flickr.

La mostra “inizia” con un “Omaggio” di Nathan al nostro Paese: una cartina “fisica” (cioè quel tipo di cartina che mostra monti, fiumi, pianure etc) dell’Italia.

cartina fisica dell italia

Subito dopo, troviamo una piccola “anticamera” con panche per sedersi e dove potersi guardare il video introduttivo alla mostra e nel quale troviamo Nathan stesso come oratore. Dura pochi minuti ed è proposto in rotazione continua, quindi anche se si arriva a video iniziato, lo si potrà comunque visionare per intero.

La prima sala raccoglie le opere più, come dire…”a misura d’uomo”. Troviamo infatti:

  • “Apples”, una mela in LEGO® in scala 1:1 e una sua versione…gigantesca! (1.292 matttoncini);

apples

  • “Pinching Hand”, il “simbolo” di tutti noi che amiamo, giochiamo e costruiamo con i mattoncini LEGO®, ovvero una “mano” gigantesca (come la nostra passione) che stringe un “piccolo” brick red 2x3 tra le enormi “dita” (1.601 mattoncini);
  • “Hugman”, la sagoma stilizzata di un “uomo” che, “in piedi”, “abbraccia” qualcosa, e nella fattispecie l’asta di un porta-bandiera sul quale “sventola” il nostro Tricolore. Nathan aveva realizzato diverse copie di questa sua creazione e le aveva disseminate in vari punti di New York (vedi pagg. da 56 a 63 del libro “The Art of the Brick – A life in LEGO”);

pinching handhugman

  • “Tall Pencil”, una gigantesca e classica matita “americana” (l’avremo vista in mille film e serie tv) alta quasi 2 metri e mezzo (9.800 mattoncini);
  • “Globe”, una sfera di mattoncini (oggetto certamente non facile da realizzare) rappresenta un “vero” mappamondo (2.253 mattoncini), il quale mi ricorda tanto il mappamondo che avevo nella mia cameretta (con tanto di luce interna) e che usavo per studiare geografia. Purtroppo in questo caso la foto della didascalia mi è venuta un po’ mossa e scioccamente ho fatto quest’unico scatto;

tall pencilglobe

  • “Blue Guy sitting” (21.054 mattoncini), un “uomo” stilizzato ma in scala 1:1 che, seduto su una poltrona al centro di altre due poltrone uguali ma vuote, fa un po’ da mascotte della mostra e sembra fatta apposta per fare una “foto ricordo”, e infatti…

the art of the brick frangioja

  • “Writer” (3.210 mattoncini), ovvero una “idealizzata” riproduzione di Nathan con in mano la sua “Tall Pencil”, un omaggio alla professione del nonno materno e della mamma di Nathan, entrambi giornalisti negli States.
  •  “Cello” (7.695 mattoncini), una riproduzione in scala 1:1 di un vero violoncello…che ahimè però non suona ☺

writercello

  • “Pedestal” (3.010 mattoncini), una riproduzione in scala 1:1 di quella cosa di cui tutti noi prima o poi abbiamo avuto o avremo bisogno per le nostre opere: un piedistallo ☺
  • “Solar System” (9.989 mattoncini), un “modellino” del nostro Sistema Solare “visto” dal punto di vista di un artista di arte contemporanea quale è il nostro Nathan!

pedestalsolar system

Qui finisce l’Esposizione nella prima sala, alla cui uscita troviamo il “ragazzo blu” di cui sopra ma dove troviamo anche l’unica cosa non LEGO® che riguarda Nathan: un tavolo da disegno con appoggiati sopra alcuni degli schizzi e delle bozze originali dai quali Nathan è partito prima di realizzare materialmente le sue opere.

bozze

A fare da “trait d'union” tra la prima sala e la successiva, troviamo quella che è forse l’opera più nota di Nathan (e infatti la troviamo anche come foto di copertina del suo libro), ovvero

  • “Yellow” (11.014 mattoncini), un ‘opera che rappresenta…non saprei cosa scrivere, perché per ciascuno di noi ha/avrà un significato diverso!

yellow

Entrati nella seconda sala, ci troveremo davanti alla riproduzione in LEGO di opere d’arte straordinarie e molto, molto famose. In alcuni casi si tratta di riproduzioni di quadri molto famosi, realizzate con varie tecniche, da quella del “mosaico” di brick assemblati presentandone la facciata liscia (come nel caso di “Mona Lisa” – “La Gioconda” di Leonardo da Vinci o di “Sistine Chapel Ceiling” – “Soffitto della Cappella Sistina” di Michelangelo) a quella del bassorilievo come nel caso di “The Scream” (“L’Urlo” di Edward Munch) o di “The Great Wave Off Kanagawa” (“La Grande Onda di Kanagawa” di Katsushika Hokusai).

sistine chapel ceiling

Troveremo poi riproduzioni di famose statue in 3D (la “Nike” di Samotracia, il “David” di Buonarroti e altre) ma anche e soprattutto alcune interpretazioni in 3D di noti quadri, come ad esempio i molto noti “Arrangement in Grey and Black” (Arrangiamento in Grigio e Nero” di James Abbott McNeill Whistler) e “Little Dancer of Fourteen Years” (“Giovane Ballerina di 14 anni” di Edgar Degas), che Nathan ha trasformato da semplici (per modo di dire) quadri in 2D a vere e proprie statue in 3D, tutte rigorosamente in mattoncini LEGO®.

arrangement in grey and black

Usciti da questa “sala degli omaggi” all’arte del passato, si passa alla sala dei “ritratti a mosaico”, ovvero ad una serie di opere che sono vere e proprie “fotografie”, con gli “stud” (cioè i “bottoncini” dei mattoncini al posto dei pixel”. Qui possiamo trovare i ritratti di alcuni personaggi famosi quali “Jimi Hendrix”, “Janis Joplin”, “Bob Geldof”, “Andy Warhol” e il mitico “Mickey Mouse”. Il ritratto di quest’ultimo ha la particolarità di essere stato realizzato con plate “cromati” in oro, ed infatti è l’unico tra tutti ad essere protetto da un vetro di sicurezza. La particolarità vera però è l’omaggio che Nathan ha voluto fare alla sua dolce metà: troverete infatti anche un paio di “LEGO®-ritratti” della moglie!

jimi hendrixcourtney nathans wife

Superata anche la sala dei ritratti ci troveremo immersi nel senso più letterale del termine nell’opera “Swimmer”, che rappresenta la parte “emersa” di una nuotatrice impegnata in una vogata a stile libero. Nathan racconta e spiega nel suo libro che quest’opera ha voluto essere il suo omaggio alla fatica, al sudore ed all’impegno di ogni sportivo (professionista o “dilettante” indifferentemente), oltre che essere il suo primo esperimento di rappresentazione del corpo femminile (vedi “The Art of the Brick – A life in LEGO”, pag. 129). Ho descritto questa piccola sala come una esperienza “immersiva” poiché sulle pareti viene proiettata una rappresentazione visiva dell’ambiente “azzurro” tipico delle piscine indoor e dagli altoparlanti ne viene trasmesso il tipico rumore di sciabordio. Davvero un’esperienza multisensoriale.

swimmer

Lasciata “Swimmer” alle nostre spalle, troviamo la sala dedicata al modello in mattoncini LEGO® de “Il Partenone”, realizzato con “solo” 17.842 pezzi (e non vi dico come ha fatto il tetto).

partenone

Lasciata anche la sala del Partenone alle spalle, si passa alla sala che i Curatori della Mostra hanno intitolato “della Condizione umana”, dal momento che contiene le opere “Everlasting” che simboleggia l’amore eterno tramite le figure stilizzate di due persone anziane, “marito” e “moglie” che si tengono per mano, “My Boy” che rappresenta il dolore di un padre per la perdita di un figlio e ispirata da una storia raccontata a Nathan dai suoi genitori, passando per “Hands” che rappresenta la paura di Nathan di perdere il “dono” di saper creare e via con “Mask”, “Skulls” etc. “Skulls” in particolare ha un aneddoto quale fonte di ispirazione, ma vi lascio il piacere di scoprire quale sia leggendo il libro di Nathan.

skulls

Lasciata anche quest’ultima sala (insieme a quella dedicata a “Swimmer” quella che più mi ha colpito, essendo una vera e propria sezione di arte moderna) si arriva alla sala dedicata al “re” della Mostra, quella dedicata allo “Scheletro di Tirannosaurus Rex”: oltre 80.000 mattoncini tutti insieme!!! Così come con luci, proiezioni e suoni, alla sala di “Swimmer” è stata data la connotazione di “piscina”, a questa sala è stata invece data una ambientazione di “foresta”, l’habitat naturale del “ragazzone” quand’era in vita ☺

dinosaur skeleton head

La Mostra termina proprio con quest’ultima sala, usciti dalla quale ci si trova al bookshop dello spazio espositivo, dove i bimbi (anche quelli più grandi, molto più grandi, in pratica i genitori e gli adulti) potranno giocare con LEGO® e DUPLO® sfusi messi a disposizione dagli Organizzatori della Mostra.

Chiudo questo mio resoconto con una considerazione ed una osservazione: credo che rimarrete molto colpiti, visitando la Mostra, da una aspetto molto particolare di quest’ultima, ovvero la totale assenza di qualsivoglia tipo di protezione per le opere. Tutte le creazioni sono infatti toccabili (con civiltà, delicatezza e attenzione), visionabili da vicino, letteralmente standovi "ad un palmo di naso". Non saprei dire se questo derivi da una decisione di Nathan di non porre barriere tra la propria arte e il pubblico oppure se Nathan sia così abituato alla educazione, al senso civico e al rispetto dei visitatori della Mostra quando è stata allestita negli altri Paesi, fatto sta che non mi era mai capitato di arrivare a pochi millimetri da un'opera d'arte e poterne ammirare così nel dettaglio contorni e dettagli.

Indipendentemente dai motivi, quel che conta è che ciascuno di noi potrà avvicinarsi ad ogni singola opera tanto da poterne vedere (e cercare di capire) tutti i particolari e la tecnica di costruzione.

Have a nice…visit ☺!


shadow

Scritto da Francesco Frangioja

Appassionato costruttore e collezionista di LEGO® Technic, inganna il tempo tra una uscita di set e l’altra, costruendo LEGO® City, LEGO® Architecture e... non tutto si può svelare! Si occupa attivamente dell’organizzazione di Eventi e Mostre.

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